Far viaggiare due libri nell’Italia che resiste. Partendo dalla terra dei fuochi

 

di Pietro Orsatti – www.orsatti.info

Piccoli frammenti di realtà, di cose buone come un bicchiere di vino quando arriva sera. Ritrovare volti e sorrisi e determinazione. E la parola “amico” che mutua quasi immediatamente in “compagno”. “Benvenuti a Casal di Principe”. Arrivare stanchi e sudati davanti a quel cartello che racconta l’Italia unificata nel segno di una gentile resistenza al brutto, alla violenza, alla diseguaglianza.

Gentile, non passiva. E poi ritrovarsi in una casa e in giardino che una volta, e sembra quasi impossibile che sia stato così, era il castello del boss di camorra. San Cipriano d’Aversa, diviso da una linea di nulla da Casal di Principe. Unica identità apparente, unica continuità di cemento. E di non cultura mafiosa che violenta la cultura, vera, di un popolo di Sud vero, di gente che lavora, sogna, si dispera e ride epoi si ritrova, con fiducia, a dirsi che semplicemente quella “cosa” si può fare. Che si può esistere. Vivere. Una sala improvvisata dove raccontarsi invece che raccontare altri. Davanti a degli amici, a dei compagni. “Io mica faccio antimafia, io faccio l’assistente sociale. Faccio solo il mio lavoro”, racconta Simmaco che sta nel nulla della campagna di Sessa Aurunca a uno sputo dalla centrale nucleare dismessa del Garigliano a sognare campi di agricoltura biologica coltivati dagli ultimi, presunti, della nostra società. Una centrale che nessuno ricorda, quasi una piccola, piccolissima, Chernobyl da periferia coloniale, in fretta rimossa e cancellata dal ricordo se non di quelli che ci vivono e che ci vogliono continuare a vivere.

Metterci la faccia, dire i nomi di chi ci vuole sudditi se non schiavi della cultura mafiosa, raccontare le storie di mille luoghi per ritrovarsi popolo, italiani. Qui, in un bene confiscato, mangiando felici pizza con le melanzane sfornate da Nco (Nuova cucina organizzata) ridendo e schizzandosi di pomodoro la camicia. Sapere chi si è, che valore hanno il proprio lavoro, il proprio ruolo, i propri sogni. Parlando di camorra, monnezza, lavoro, ‘ndrangheta, Cosa nostra, malaffare e malapolitica e poi sogni, politica vera e impegno. Cose da fare. Non  antimafia. Nessuna categoria. “Non eravamo noi che eravamo contro la mafia, era la mafia che era contro di noi”.

Ciao Peppe, amico mio. Come al solito vederti ridere mi apre il cuore. Come tutti i compagni di Casal di Principe, San Cipriano D’Aversa, Napoli, Caserta e Sessa Aurunca che ieri sono venuti ad ascoltare le parole di due narratori in una casa con le mura di recinzione finalmente “bucate”. Un abbraccio da me, Saverio e Gabriele che un pezzetto di noi, in forma di due libri, l’abbiamo lasciato nella vostra biblioteca.

 

***

 

Appunti buttati giù tornando dalla presentazione di “L’Italia cantata dal basso” e “Demoni e sangue” alla biblioteca pubblica “l’albero del sapere” – bene confiscato – Via Ruffini 8, San Cipriano d’Aversa (CE)

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